Es muss ein?...
Es muss ein !!

Mi decido a scrivere... forse perchè mi rendo conto che da troppo tempo faccio tacere i miei pensieri, atrofizzati da ciò che mi circonda... ma chissà perchè, ora ho fatto la mi scelta.

CHI SONO

Utente: .joseph.
Nome: Giuseppe
continuo a suonar perchè agl'altri piace che lo faccia... fino a che deciderò di prendere il mio destino in mano... "noi siamo le nostre scelte" ed io ho paura di sbagliare

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mercoledì, 25 gennaio 2006

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.


Scrivere, per esempio: "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza".
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.
Lontano.La mia anima non si rassegna d'averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, gia' non siamo gli stessi.
Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.
E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.
Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
   

postato da: .joseph. alle ore 01:15 | link | commenti (1)
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Saprai che non t'amo e che t'amo


Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

postato da: .joseph. alle ore 01:14 | link | commenti (1)
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venerdì, 20 gennaio 2006

Chino sulle sere

Chino sulle sere...(Venti poesie d'amore..., VII)

Chino sulle sere tiro le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.

Lì si distende e arde nel più alto fuoco
la mia solitudine che fa girare le braccia come un naufrago.

Faccio rossi segnali ai tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di una faro.

Conservi solo tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.

Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.

Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.

Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato.

postato da: .joseph. alle ore 00:08 | link | commenti
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martedì, 17 gennaio 2006

Analisi della sonata per pianoforte n 11 op 22

di Ludwig Van Beethoven

Giuseppe F.

La sonata in si bemolle maggiore op. 22 fu composta intorno al 1799/1800 e dedicata, in segno di riconoscenza, al conte Johann Greorg Von Browne, legato alla corte russa che a Vienna aveva ospitato diversi concerti di musiche beethoveniane intorno al 1798.

Insieme alla sonata, opere come: le (7) variazioni in mi bemolle maggiore per violoncello e pianoforte sull’aria “Bei mannern, welche Liebe fuhlen “ dall’opera “Die Zauberflote” di Mozart (1801); le 12 variazioni in la magiore, per pianoforte sulla danza russa del balleto “ Das Waldmadchen” di paul Wranitzky (1796/7); le 8 variazioni in fa maggiore, per pianoforte sul trio “Tandeln und scherzen”  dall’opera “Soliman II” di Franz Xavier Sussmayr (1799); Der Wachtelschlag: Ache mir schallt’s dorten so lieblich hervor I, Lied in fa maggiore, per voce e pianoforte (1803); i trii op. 9 (1796/98) recitano la medesima dedica.

Nello specifico la sonata op. 22 richiama sovente, ad una più specifica ricognizione, allo “stato dell’arte” del cosiddetto “primo periodo” beethoveniano: in effetti, proprio per quella straordinaria lucidità costruttiva che attraversa l’intera composizione, la vocazione per la forma-sonata sembra qui raggiungere esiti nuovi e, per certi versi, “sperimentali”: lo stesso Beethoven ne avvertiva la straordinarietà, tanto da segnalarla all’amico Hoffmeister come “Grosse solo Sonate”, nello  specifico coi termini “Die Sonate hat sich gewaschen”, ovvero la forma-sonata si è “ripulita”, rinnovata.

Di fatto, elementi nuovi appaiono ad esempio già nell’Allegro, dove il materiale destinato allo sviluppo deriva in buona parte dal ponte che collega il primo ed il secondo tema al primo movimento: insomma al nostro Beethoven la forma-sonata inizia ad andare stretta (e già nelle successive Sonate op 26 e op 27 occorre fare i conti con una nuova “forma”, la Fantasia-sonata), non vuole più ottemperare all’obbligo di pescare materiale tematico dai due temi, bensì alimenta lo sviluppo dalla presenza di un terzo “serbatoio” tematico, il ponte o transizione, che da elemento funzionale assurge alla qualità di vero e proprio “attore”. Anche il Rondò finale presenta anomalie strutturali, cartina di tornasole di una temperie emotiva fortemente sollecitata, inquieta, laddove i due temi collaterali sono ben presto privati della loro funzione originaria in favore di un motivo modulante che, ben presto, detterà le sorti dell’ultimo movimento: il percorso pianistico beethoveniano individua un modello narrativo, ne assorbe tutte le potenzialità sino al limite dei vincoli espressivi per riconvertirne i pesi emotivi, intuendo nuove architetture e dettando così nuove leggi. Del resto, nessun manuale ha mai veramente regolato la forma-sonata, ottemperando solamente a “convenzioni” che appartengono per statistica ad uno sperimentato modello narrativo e la  cui potenzialità sono, soprattutto in epoca beethoveniana, ben lungi dall’essere esaurite.

 

1 tempo: Allegro con brio

 

Il primo tempo e’ costituito dall’opposizione, sul contrasto e sulla diversità di carattere tematico ritmico fra i due temi principali, attorno ai quali si raccolgono altri elementi tematici. Notiamo subito che mentre di solito il primo tema (battute 4-10) è scandito in maniera nettamente ritmica e il secondo (30-43) ha carattere melodico e lineare qui si ha il contrario.

Il carattere lineare del primo tema viene preceduto da una breve introduzione, la cui funzione è quella di creare nell’ascoltatore l’interesse, e il senso di “attesa”.

Lo stesso gioco di inversione rispetto allo schema classico della sonata che detta un introduzione lenta e pacata (vedi la sonata op 13 Do m “patetica”) viene scardinato dalle 2 vivaci quartine in levare (che stranamente giocano a focalizzare l’attenzione dell’ascoltatore sulla dominante pronunciata in tempo forte) e dalla progressione modulante, preludendo in maniera intelligente, l’entrata del primo tema pronunciato nella tonalità di impianto (noteremo poi, con che frequenza, Beethoven adopererà all’interno dell’intera sonata l’introduzione di temi e di accompagnamenti sempre in levare, quasi fosse un lite-motive dell’intera opera). La stessa introduzione poi, servirà anche come bacino tematico da dove verranno poi riprese tematiche che verranno poi esposte. (vedi apertura e rapporto fra la battuta 1 & 66 e inizio del ponte batt. 12)

Dopo la velocissima progressione modulante (batt 4) prima in sibM, rem, faM, sibM, reM si arriva decisamente all’introduzione del primo tema in sibM (anche se, a rigor di logica, ci si aspettava che la progressione modulante ci proiettasse sul faM; escamotage armonico che pone in primissimo piano l’entrata del primo tema), tema la cui enunciazione dura per 8 battute (fin. Batt.11) concludendo sulla sua dominante (Fa).

Nel passare dalla prima idea all’altra, Beethoven si allontana per via di ragionamenti “laterali” che spostano gradualmente l’interesse del discorso verso la seconda.

Infatti il ponte modulante viene introdotto dalla medesima progressione iniziale ma questa volta con gli esiti cui ci aspettavamo giungesse precedentemente, (si arriva al FaM) posizionandosi stabilmente sulla dominante (bat 13) per poi subito ricadere in un’altra progressione modulante (bat 14) e stabilizzarsi su un pedale di dominante (Do dominante di Fa), la sensazione di tranquillità e di stabilità creatasi dalla 22 battuta 26 viene interrotta dall’accordo di 7 dim di re che tramite modulazioni traverse si arriva all’inizio del 2 tema (batt 30) giocato anch’esso in levare e dal carattere ritmico ben definito e marziale, la cui durata si estende per 14 batt (fino alla batt 43), quasi il doppio della lunghezza rispetto al primo, impostato sulla tonalità di dominante rispetto a quella di impianto (Fa). La prima enunciazione del secondo tema chiude con una cadenza perfetta (batt 37-38), mentre la seconda, variata aritmicamente conduce alla progressione modulante (batt 44, progressione che gioca su settime che non risolvono; es.: batt 44-47: 7° di La, (V di re) poi I di re, 7° di si, (V di mi) poi 7 di mi (VII di Fa)) che darà anche il via alla lunga coda (20 batt), coda che conclude con un lungo pedale di tonica, riprendendo la stessa figurazione ritmica della quartina iniziale come conclusione per poi chiudere l’esposizione dei due temi dando il via allo sviluppo.

Lo sviluppo costituisce il momento più delicato e importate di tutto il primo tempo. In esso si sviscerano i temi proposti nell’esposizione, analizzandone attraverso attente indagini, ogni elemento, mettendolo in luce e valorizzandolo musicalmente fino alle estreme possibilità, secondo i principi architettonici e dialettici. L’intero sviluppo e costituito da due gruppi il primo, dove si riprendono e modulano figurazioni già esposte nell’esposizione dei due temi, e il secondo che costituisce una grossa progressione modulante la cui funzione è dar slancio verso la Ripresa.

Nell’introduzione della ripresa, notiamo la stessa costruzione presente sia all’inizio che alla fine dell’esposizione questa volta proposta nella tonalità di do M (dominante della dominante (do V di fa) della dominante (fa V di si) ) (batt 69-74) per approdare poi ad un lungo pedale di dominante di sol min (re) (batt 75-80) da cui il riferimento melodico sovrastante viene ripreso aritmicamente da un elemento della coda finale dell’esposizione (batt 75 ripreso dalla batt 56). Lo stesso elemento ritmico, modulato prima in Sol m con accordo di dominante (al basso abbiamo re) (batt 81), poi in do m con accordo di dominante (al basso abbiamo sol) (batt  85), poi in fa m con accordo di dominante (al basso abbiamo do) ( batt 89). Alla fine del primo episodio si accede alla lunga progressione modulante dove l’alternanza ritmica delle quartine viene interrotta dalla stessa figurazione al basso  (batt 105) che veniva già esposta nelle batt 75 ripreso dalla batt 56.

Dopo un percorso cromatico al basso si arriva poi alla ripresa Ripresa dove vengono ripresi gli elementi esposti nella prima parte, ma con logiche varianti. Il primo tempo riappare, tale e quale nello stesso tono d’imposto senza essere ne rifiorito ne riarmonizzato quasi fosse un ritornello il ponte modulante questa volta, invece di risolvere in fa, come prima, conduce ad un lungo pedale di dominante di si che da lo slancio alla ripresa del secondo tema questa volta esposto nella tonalità di impianto.

Infatti, l’intero sistema precedente (compresa la coda) viene ora traslato nella tonalità di sib M esempio lampante e il lungo pedale finale che ora giace in tonica (un si b persistente) per concludere con cadenza perfetta sul finale.

 

 

 

2 tempo: Adagio con molta espressione

 

Il secondo tempo rappresenta l’oasi lirica della sonata, in opposizione al carattere ritmato del primo tempo. La tonalità di impianto è quella di mi b magg, l’andamento è ternario, malgrado esso sia un tempo lento. La stessa scelta della configurazione ritmica ci suggerisce un andamento non troppo dolciastro ma cadenzato, lirico, tipico dello stile beethoveniano.

Lo schema che ci ritroviamo avanti è assai semplice: consta di un’esposizione in mibM (batt 1-12) e di una ripresa conclusiva in sibM (batt 12-30); un episodio modulante che potremmo definire coda (batt 30-47) ed una ripetizione dell’esposizione e della ripresa, questa volta conclusiva nella tonalità di impianto (batt 47-57; 57-77). (quasi anch’esso in forma sonata)

Si nota subito, dal conteggio delle battute,  che l’intero terzo tempo pare proporzionato e ben definito nelle sue dimensioni, infatti ogni sua parte sembra non essere mai più lunga o più corta delle altre.

Quasi come la celeberrima statua del “doriforo” dello scultore greco Policleto. Il “doriforo” divenne per i suoi contemporanei canone ed ispiratore di bellezza poiché fra le sue parti giacevano regole di proporzione esatta: il corpo formato da 8 volte il capo; le stesse regole di proporzione che giacevano alla base delle costruzione dei templi che i greci innalzavano ai propri Dei.

L’inizio della linea melodica della prima esposizione è in levare, (quasi a voler riproporre la figurazione ritmica del primo tempo) la linea melodica non tocca la tonica ma la sua 3, quasi a farne le sue veci, fino alla 9 battuta, questo crea una situazione di sospensione che viene accresciuta anche dall’accompagnamento armonico. Infatti questo parte sul primo grado della tonalità di impianto per poi appoggiarsi sulla 7 costruita sulla dominante (batt 3), che rimarrà in sospeso per due battute e risolvere sul tempo debole della 5° battuta.

L’intero accompagnamento del primo episodio tematico è costruito prima su una lunga  cadenza perfetta (batt 1-6) poi sembra volersi dilatarsi su una cadenza composta che tocca prima la sottodominante, poi la sopratonica, dominante ed infine la tonica (batt 6-8);

Nella sua conclusione, (batt 9-12), il primo periodo si chiude definitivamente con una cadenza perfetta, che tramite ritardi fra II e I grado (batt 11) risolve definitivamente all’12° battuta (settima di dominante poi sulla tonica).

Nel secondo episodio musicale notiamo che l’atmosfera è meno lirica, il carattere orchestrale della composizione prende il sopravvento, infatti la netta linea melodica definita nel primo periodo cede il passo ad un insieme accordale che ruota sul primo grado e su i suoi rivolti nelle 4 battute iniziali (batt 12-15). Il sopraggiungere della linea melodica conduce su due battute che, modulando realizzano alla tonalità di sibM, (nelle batt 16-17, assistiamo al basso ad una modulazione che passa, per cromatismo prima su II di mi armonizzato anche come V di sibm) La linea melodica che questa volta rientra e si ripropone sempre con un 3° grado rispetto alla tonalità di impianto, ma “risolve” prima (non in senso armonico ma in senso melodico) mentre al il basso si limita ad un lungo pedale di tonica, chiudendo il periodo con una cadenza perfetta dominante tonica (batt 24-25 e 26-30). La chiusura che adotta nel secondo momento musicale è armonicamente assai simile a quella del primo, infatti conclude con una settima di dominante che risolve sulla tonica, riprendendo il movimento cadenzale di chiusura del basso, diversamente la configurazione ritmica è più stretta della prima, dimezzando i valori e fiorendo maggiormente l’intero movimento.

Dopo l’enunciazione dell’esposizione e della sua ripresa fatta nel primo episodio assistiamo ad una netta separazione tramite pause, è l’inizio della coda in dom.

L’intero periodo iniziale di quattro battute (batt 31-34) insiste con un pedale di dominante con un accordo di 7, che risolve solo alla batt 35, iniziando una serie di progressioni modulanti che costituiscono il vero corpo della coda, prima con dominante-tonica in dom (batt 34-35), poi in siM (batt 36-37), poi in laM (batt 38-40) prt mofulstr in sibM (batt 42) ed introdurre la riesposizione dei due temi precedenti nel primo episodio, questa volta entrambi presentati in MibM.

 

 

3 tempo: Minuetto, Minore

 

Il terzo tempo della sonata è un minuetto a forma tripartita (a differenza da quello della suite che è bipartito), esso riprende il classico schema appartenente anche a quello del genere della marcia (vedi per struttura, sonata in Sibm di Chopin). Lo schema che ci troviamo innanzi, dunque, è il seguente:

 

Minuetto                                 Minore                                               Minuetto

(tono base)                              (tono vicino)                            (tono base)

SibM                                       Solm                                      SibM

 

Il movimento è alquanto spedito,  il tempo ternario.

Nell’enunciazione della prima parte del minuetto, il primo episodio musicale ha la lunghezza di 8 battute al quale si contrappone un secondo episodio modulate in toni minori (batt 9-16) e la successiva ripetizione, rifiorita, delle prime 8 battute come chiusura del primo episodio in maggiore.

Notiamo che nella prima trance tematica è facile riscontrare elementi compositivi già esposti in precedenza. La presentazione della linea melodica che esordisce, come nel primo e nel secondo tempo, in levare e l’ introduzione della dominante sul primo tempo forte.

Nel secondo episodio Beethoven interrompe brevemente la leggera atmosfera creata precedentemente con due modulazioni in minore, prima in solm (batt 9-12) e poi in dom (batt 12-16).

Il breve episodio, il Minore, si inserisce a mo di spartiacque. Ha inizio subitaneo sull’ultimo movimento lasciato in sospeso dal precedente. Di carattere assai contrastante rispetto a quello previo, si impone quasi a frugare l’ascoltatore da ogni esperienza uditiva anteriore, di modo che al ripresentarsi del primo episodio il forte contrasto, la forte tensione creata fra minore e maggiore, cede rilasciando l’orecchio dell’ascoltatore all’ascolto più rilassato del Rondò finale.

Armonicamente si mantiene essenzialmente sulla tonalità di solm fatta forse solo eccezione per l’episodio di 4 battute  (batt 39-42) in dom. Non c’è consistenza poetica nella linea melodica che sembra del tutto assente, solo la mano sinistra sembra partire dalla dominante e sgorgare fuoco e fiamme mentre la destra accompagna con accordi di carattere orchestrale.

Il tutto giocato su una ritmica che ha uno stretto legame di parentela con quanto espone precedentemente, infatti l’attacco prima in levare della sinistra e poi gli sforzati della destra mai su tempo forte, contribuiscono alla creazione di una tensione che verrà rilasciata soltanto al ripresentarsi del minuetto in maggiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4 tempo: Rondò

 

Il rondò che  chiude la sonata è in forma rondò-sonata.

La struttura formale di questa forma è costituita dall’alternanza di un episodio fisso (o lievemente modificato, seppur sempre riconoscibile) nella tonalità fondamentale con episodi di carattere contrastante ambientati in tonalità diverse.  Esso e costituito principalmente da sette periodi:

 

A-B-A’ / C / A’’-B’-A’’’ + coda

 

In questa varietà i primi tre episodi (A-B-A’) coincidono con l’esposizione della dorma sonata (terminando tuttavia, contrariamente alla norma. Nel tono della tonica anziché in quello della dominante); C ha la funzione di sviluppo, ha tonalità e tematica propria; A’’B’A’’’ quello della ripresa.

Rischieremo di essere ripetitivi, ma anche l’inizio della linea melodica del primo episodio del rondò (A) (batt 1-18) è determinata da una appoggiatura costruita sulla dominante,  il basso alterna una linea melodica di carattere contrappuntistico al tema espresso dalla destra ad un insistente ribattuto della dominante che funge da motore principale per una tensione che vedrà la sua risoluzione solo dopo 8 battute (batt 1-8), il tema proposto nel primo episodio si ripete a mo di ritornello per rinforzare l’idea esposta prima, grazie anche all’aiuto offerto dal raddoppio musicale offerto dall’ottava ma l’esito conclusivo dell’idea viene, dopo ripetizione, proiettato nel secondo episodio tematico (B) in faM.

La ampiezza del secondo momento musicale è assai più estesa rispetto alla precedente (batt 18- 48), quasi del doppio, questo perché gli episodi hanno la tendenza ad aumentare gradualmente in lunghezza per accattivare l’attenzione dell’ascoltatore che altrimenti sarebbe tediato dalla continua riformulazione del ritornello. Il carattere è contrastante, si pone l’accento sulla peculiarità armonica, tanto che l’intera struttura del periodo sembra solo funzionale ad una lunga progressione modulante  (prima in faM, poi in labM,infine in sibM) (batt 32-39) che farà da cappello al rientro del ritornello (batt 49). Ad esclusione di qualche lievissima fioritura, (batt 60) si ha il ripresentarsi dell’intero episodio A (A’) (batt 49-66).

L’episodio centrale dell’intero rondò (C) reca in se anche motivi di B (completamente rielaborati), infatti l’introduzione mantiene una configurazione ritmica simile, ma l’esito armonico delle progressioni successive è completamente diverso.

Lo schema che regge l’intero episodio è bipartito, si ripete, infatti, per 2 volte, la ripresa dell’elemento ritmico di B e la modulazione, ma fra loro, i due momenti cambiano di tonalità. La prima volta irrompe un accordo di sibm che poi modula su un fam (batt 69-80), la seconda volta da fam a sibm , poi a mibm (batt 86) per poi modulare successivamente a sibm riprendendo quanto detto e spezzando il fronte della monotonia minore con l’entrata successiva del ritornello in maggiore, variato e fiorito per non destare noia nell’ascoltatore (si mantiene sempre nella stessa tonalità di impianto) (A’’) (batt 112-130).

L’episodio B’ (vedi schema sovrastante) che si ripresenta similmente al suo predecessore fatta forse eccezione alla tonalità, questa volta in sibM. La progressione modulante, che prima ci aveva condotto alla ripetizione dell’episodio A, alla tonalità di impianto, ora ci porta a ripetere il ritornello variato, nella tonalità di mibM (A’’’), escamotage adottato per rinnovare nell’ascoltatore un senso di interesse e crearne lo smarrimento. Infatti l’idea era quella di assuefare l’uditore ad una melodia proposta sempre nella stessa tonalità, Beethoven rinnova tale attenzione riportandola poi,  subitamente, nella tonalità di impianto e concludendo, questa volta, l’intero rondò applicando raddoppi e sincopi, quasi come a voler utilizzare l’intero organico di un’orchestra e siglare con la grossa coda (batt 186-198) finale la fine dell’intera sonata.


postato da: .joseph. alle ore 00:41 | link | commenti (2)
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lunedì, 16 gennaio 2006

È  un addio quando l'alba si avvicina
i sogni diventano illusioni lontane
ogni volta abbracciata dalla luce che ti insegue, mi affido al caldo vento

la primavera svela la danzante della luce del sole
l'estate svela la musica degli aridi campi di erba
il cerchio perfetto della luna d’autunno si innalza nella gioia

passa l’inverno e i giorni vanno avanti, nel profondo della mia memoria posso ancora vedere i cieli azzurri dell'estate lontana
ricordando i giorni in cui cantavo mentre raccoglievo i fiori
da qualche parte nelle profondità della mia memoria... cammino dove sei tu

postato da: .joseph. alle ore 00:06 | link | commenti
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mercoledì, 11 gennaio 2006

eccoci qua!
dompo ere geologiche di silenzio... qui sembra che nessuno legga niente, ma poco importa... sono molto egocentrico e il silenzio della rete mi piace, mi tranquillizza.

domani iniziano le lezioni a Roma, e un coretto nasce spontaneo: MORTE ULTIMA AL MIO MAESTRO ROMANO!

che personaggio mediocre... mamma mia, l'idea che dovrò sopportarlo fino a giugno mi fa venire la nausea... ma già il fatto di scriverlo e dirlo a qualcuno (anche se è illusione meramente virtuale) mi fa star meglio...

scrivere fa autocoscenza e pensare che quel nano bastardo deciderà le mie sorti didattico-artistiche mi fa rabbia.. anche se è un compromesso che ho accettato e che devo continuare a sopportare...

poi dopo la laurea... FANCULO NANO BASSTARDO!

parlando di cazzate... mi sono messo in testa di voler iscrivermi ad un corso di lingue... la cosa mi attizza na cifra!

parlando di cose sentimentali... le cose con grazia vanno bene... anche se mi sembra di esser ritornato indietro nel tempo, poco importa, la cosa è di una purezza tale che mi inebria stranamente. Mi sembra di esser lavato dalla stupidità e mediocrità del mondo musicale romano.

Alleluja!

Bon apetit|

postato da: .joseph. alle ore 13:50 | link | commenti
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giovedì, 29 dicembre 2005

siamo ritornati assieme... mamma mia, chi ci capisce qualcosa è bravo.

io personalmente ho smesso di voler capir qualcosa parecchio tempo fa, la confusione la regna sovrana e sovrasta ogni cosa.
Rimane solo l'istinto, il sesto senso e la voglia di stare assieme.

poi vi dirò, mollare la ragione non è il mio forte... ma stranamente lo sto facendo

postato da: .joseph. alle ore 23:52 | link | commenti (2)
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martedì, 27 dicembre 2005

Riflessione

grazia mi ha chiesto un periodo di pausa,
sono stato opprimente...
pauroso...
stupido.

non traggo un buon giudizio di me stesso da come mi sono comportato...
credo di aver pressato troppo, avevo voglia di trovare in me una verginità che sinceramente non ho, o quanto meno, ho perso da tempo.

con il tempo ho frequentato persone di dubbia moralità
ho iniziato a compatire le loro ragioni e le loro debolezze e a ragionare senza avere personalità
mi limitavo al biasimo, alla comprensione dei loro atteggiamenti... senza porre la mia personale visione del mondo come punto di partenza di riflessioni ma anche di azioni.

Con grazia, e il suo mondo, ero riuscito a tornare in dietro.
Avevo riacquistato quella calma, quel tepore... quella tranquillità di giudizio verso il mondo...
che ora, sinceramente non ho.
sono stato sadico, viscido... quasi maliziosamente bramoso di consumare tutto e subito... ingordo

non so cosa scrivere... credo che lei deciderà di lasciarmi...
non credo, ne ho mai creduto, nei "periodi di pausa"
culmine ultimo di ipocrisia e di insicurezza, paura.

Ascolto qualcosa, ora ho messo su Giorgio Gaber.
è inquietante, come le parole dette da un morto assurgano a significato quasi universale di riflessioni inconfutabili... Mentre quelle dette dallo stesso, in vita, possano soltanto essere spunto di polemiche fine a se stesse.

"Io se fossi Dio...
e io potrei anche esserlo,
sennò non vedo chi!
 
Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente,
non sarei mica un dilettante,
Sarei sempre presente!
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese
com'è noioso,
non commette mai peccati grossi,
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l'errore piccolino non lo conti o non lo veda.
 
Per questo
io se fossi Dio,
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!
 
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
 
Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
 
Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero
e molto distaccato
come dovreste essere Voi!
 
Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare,
avrei fatto un uomo migliore.
Si vabbè lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!
 
Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio,
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio.
 
Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c'ha tanto amore di riserva
che neanche se lo sogna,
che viene da dire:
"Ma dopo come fa a essere così carogna?"
 
Io se fossi Dio,
non sarei ridotto come Voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante.
 
Purtroppo l'occasione
di morire simpaticamente
non capita sempre,
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.
 
Io se fossi Dio,
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli Inglesi
come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l'Asia
e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza
come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri,
gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!
 
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
 
Finora abbiamo scherzato!
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.
 
E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese
è solo un po' coglione,
che quel uomo è proprio un delinquente,
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia!
 
Io come Dio inventato,
come Dio fittizio,
prendo coraggio
e sparo il mio giudizio e dico:
"Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!".
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.
 
Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!
 
Ma io non sono ancora
del regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
 
Io se fossi Dio,
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente,
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le "balle",
perché la politica è schifosa
e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forza, è ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo,
e tutti quelli che fanno questo gioco,
c'hanno certe facce
che a vederle fanno schifo,
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del P.C.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.
 
Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione!:
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.
 
Compagno radicale,
la parola compagno non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata,
compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non centra un cazzo!
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov'è che i cani devono pisciare!
 
Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi,
compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro,
compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti,
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!
 
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
 
Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe
per il Giudizio universale.
 
Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti,
i giovani drogati e per le bombe?
Perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia,
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili,
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali,
quegli altri non li capisco,
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere,
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!
 
Ecco la differenza che c'è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento,
ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.
 
Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
 
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l'unico statista.
 
Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana.
 
Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!
 
Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio,
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.
 
Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono!
 
E allora
va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io..."

postato da: .joseph. alle ore 20:24 | link | commenti
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lunedì, 19 dicembre 2005

Filosofeggiamo un pochettino, discorsi da bar

rilflettevo sul significato della vita... voi direte... ecco il solito tizio, figlio di nessuno, che non ha un cazzo da fare e si mette a filosofeggiare su internet..

bene, avreste ragione... ho l'influenza...
non posso uscire con Grazia... e ora vi tocca subirmi passivamente!

una bella cosa: sono arrivato alla formulazione di una teoria tutta mia (ma sicuramente qualch'altro guru ne avrà già esposta parte se non tutta)
strizza l'occhio alla new age... ma, a dirla tutta, apparte le magliette multicolor psichedeliche con le quali stereotipizzo ogni new age che mi circonda, credo ci siano spunti interessanti in ciò che professano

la terra ha uno spirito?
si... una cosa tipo GAIA... forse, è stata chiamata con mille modi... "puttana", come appellativo, sarebbe divertente, poi vi spiego...
secondo me noi siamo tutti figli di puttana, o come diavolo la vogliamo chiamare (avrà mille nomi). Ogn'uno di noi, all'atto della nascita, ruba un pò di energia dalla gran puttana generatrice... ne ruba una scintilla... quel che ci basta per rimanere in piedi per almeno un'ottantina, novantina d'anni.
Nella nostra vita, la nostra energia o scintilla, come diavolo la volete chiamare, interagisce con ciò che ci circonda... influenza l'ambiente, le cose che tocchiamo... la terra il sole... il vento.
Da questi fattori siamo condizionati, e condizioniamo noi a vicenda l'ambiente che ci circonda.
Ricordavo distrattamente un paio di teorie fra loro contrastanti... qualcuno diceva che l'uomo modifica l'ambiente circostante piegando le leggi della natura a suo volere... qualc'altro affermava, invece, che la natura assumeva sempre un ruolo di leadersheep su ogni essere vivente, e che quindi ogni uomo ne fosse condizionato a sua volta.
Come al solito voi mi troverete sempre fra coloro, i moderati, che palleggiano fra i due estremi... chi l'ha detto che noi, in quanto creature, non possiamo modificare ciò che ci circonda?
e chi l'ha detto che in quanto creati non possiamo essere influenzati?
La nostra esistenza è concepita per interagire, cambiare ed essere cambiati da ciò che ci circonda. Solo quando riusciamo a ricevere "l'energia madre" dalla terra, tipo un soffio di vento all'alba del falò che vi ha visti unici a resistere al fumo e all'alcool della combriccola... (sensazione inebriante, guardare l'alba "del giorno dopo" con il vento che gela e fortifica allo stesso tempo i tuoi muscoli intorpiditi dalla notte passata in bianco), dicevo... solo quando veniamo ispirati dall'energia pura della terra, riusciamo a compiere le giuste azioni, quelle che verranno condivise dai posteri... quelle che non verranno giudicate dalla solita storia  scritta dai vincitori. Le vere azioni che rimarranno nella storia
"Noi siamo le nostre scelte"
Dobbiamo riuscire a scavare dentro noi, a metterci in comunione con ciò che ci circonda... ad essere ispirati dal vento, dal celo e dalle persone che ci prendono per culo... perchè anche loro, seppur contaminati dalla disillusione, sono espressione corrotta di un principio di energia...

postato da: .joseph. alle ore 23:13 | link | commenti
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martedì, 13 dicembre 2005

Messenger

A:

prima che io ritorni a scrivere, l'ho mai vista la tizia di cui parli?

Joseph says:

naine

Joseph says:

ne sono oltremodo geloso

Joseph says:

vuoi sapere la novità?

A:

quindi la tieni chiusa in cantina

A:

spara

Joseph says:

è che ci sto provando, e riuscendo con un'altra…

Joseph says:

.... mi sento un verme.

A:

ahahaha

A:

buon per te, succede sempre così (non è vero, ma è per darmi delle arie da "quello che sa come succede")

Joseph says:

figurati

Joseph says:

credi che stia facendo bene? (sono confuso all'inverosimile)

Joseph says:

insomma...

Joseph says:

non è lineare che tu sbatti la testa per così tanto tempo per una cosa e poi... ti chiama un tizio... e tu cambi subito idea...

A:

cioè, ami l'altra e di questa non te ne freghi?

Joseph says:

mi interessava D, non pensavo ad altro che a lei

Joseph says:

e mi interessa ancora!

Joseph says:

poi succede che esco con amici e conosco Grazia

A:

cioè ti interessa di entrambe?

Joseph says:

meno bella di D, non che sia brutta... anzi, carina anche lei ma mooolto intelligente...

Joseph says:

D. bionda occhi azzurri etc...

Grazia bruna occhi neri...

Joseph says:

insomma...

Joseph says:

mi dico... nell'attesa che risolva la situazione con D... che me costa uscire con grazia...

A:

vabè, sembra la trama di un coso in cui quella buona è bionda occhi azzurri quella cattiva bruna occhi neri

Joseph says:

?

Joseph says:

nooo

Joseph says:

cmq... ci esco...

Joseph says:

e ci perdo piano piano la testa

Joseph says:

fatto sta... che domenica l'ho baciata... almeno c'ho provato

Joseph says:

lei non mi ha detto ne si ne no...

A:

e lei ti ha dato una capata in boca

Joseph says:

sarebbe stato quanto mai appropiato, invece no... mi ha detto che era meglio se ci conoscevamo meglio... che voleva condividere più cose con me,

Joseph says:

che le interessavo ma che non voleva una storiella...

Joseph says:

proprio pechè le interessavo...

Joseph says:

ora che cazzo faccio?

A:

ahhaha e D ti interessa ancora?

Joseph says:

era così carina domenica... che non ho saputo dominarmi, ora mi sento tanto porco

Joseph says:

si... D mi interessa, ma non sto certo al punto che ho con grazia

A:

come sei pragmatico

Joseph says:

caro A... mi serve un punto di vista di una persona esterna ai fatti..

Joseph says:

io, il mio cervello... su queste cose non lo so proprio usare e non vorrei ragionare con la testa di sotto

A:

io sto da tre anni con una, che vuoi che ne capisca più di queste robe?

Joseph says:

un consiglio da osservatore?

Joseph says:

c'è da dire però che con grazia... siamo solo io e lei...

A:

cioè?

Joseph says:

con D. ci sto ... io, la famiglia... etc...

 insomma le nostre famiglie si conoscono per cui non devo fare coglionate

A:

ti capisco, successo anche a me

Joseph says:

... io non ci ragiono più...

A:

mah, sinceramente l'innamoramento è una fase piuttosto superficiale della storia d'amore, la conoscenza vera c'è molto dopo, quindi magari potrebbe anche essere che D ti piace solo per qualcosa di esterno e estetico, qualcosa che hai idealizzato col tempo

A:

mentre Grazia invece ti da anche qualcosa più di intellettuale

Joseph says:

grazia sembra la mia versione al femminile... fricchettona quanto basta... intelligente e stimolante... mi provoca intellettualmente,  non sai quanto

A:

sei fricchettone? (in che senso?)

Joseph says:

non mi ero mai divertito così tanto a parlare con un esemplare di donna da quando avevo 7 anni (insomma, quando ho scoperto che avevano qualcosa di più interessante, le conversazioni ed il grado di interesse verbale, scemava... stupido maschilismo)

Joseph says:

fricchettone non nel senso... ferramenta's style con catene et similia

Joseph says:

fricchettone nel senso mentale... tipo mi divertivo a spostare la conversazione lontano da luoghi comuni o stereotipi condivisi dalla maggior parte delle persone

A:

vabè, ma allora che ti struggi a fare? si vede chiaramente che ti piace grazia

Joseph says:

e lei mi veniva dietro... magari gli ponevo un dilemma... del tipo"chiesa si e chiesa no"

Joseph says:

"lei mi diceva chiesa si" e io, ( è un esempio ) le parlavo di rapporti prematrimoniali...

A:

azz chiesa si

Joseph says:

"chiesa no"... poi si divertiva magari a coglierne gli aspetti propriamente condivisibili e altri magari bighotti... ci spostavamo dal giusto o sbagliato con una leggerezza alquanto infernale... non eravamo stupidamente relativisti, ma ci divertivamo a cogliere  le sfumature che difficilmente si colgono nel giudicare il giusto  e il meno giusto... insomma...

Joseph says:

( comecazz t'ho scritto bigott... bha! ) ... insomma, ci punzecchiavamo a vicenda, è la cosa era molto divertente... stava al gioco...

Joseph says:

Caro A, non ci capisco più niente... non lo so.

A:

cosa c'è che ti tormenta?

Joseph says:

ci sono periodi in cui le ragazze non ti cagano nemmeno con i confetti falqui... altri in cui non sai dove andare a sbatttere la testa

Joseph says:

mi tormenta il fatto che cmq ho invitato ad uscire D...  e lei ha accettato...

A:

ahahhahaha che figata sei uno spasso

Joseph says:

più che spasso... sono un coglione

Joseph says:

e se esco con D... mi presento a casa...

Joseph says:

saluto i suoi...

Joseph says:

la sorella

Joseph says:

magari la nonna

Joseph says:

gli porto una sperlonga di paste

Joseph says:

e esco con la figlia!

Joseph says:

capisci che situazione di merda?

Joseph says:

A:

cioè, per uscire con D. devi per forza fare una cosa seria?

Joseph says:

si

Joseph says:

per forza, non che sia una costrizione... ma un pò mi inquieta non sapermi libero

A:

veramente una bella situazione lo sai?

Joseph writes:

che devo fare?

A:

vabè, ma magari grazia ti vuole solo come amico

A:

a quanto pare

Joseph writes:

col cazzo

Joseph says:

cioè... tutt'altro

Joseph says:

mi vuole conoscere meglio... e per MEGLIO... si intende... "TI PORTO NEL MIO MONDO"

Joseph says:

ALIAS

Joseph writes:

ti presento i miei?

A:

comunque beh, te la senti di fare la cosa seria con d o no?

A:

senò buttati su grazia che ti piace di più

Joseph says:

non ho mai fatto le cose serie

Joseph says:

...

A:

allora facc na pariatell cu D, na pariatella cu grazia e po mannl a ffanculo

A:

scusa

Joseph says:

la fai facile

A:

interessante, sei ad un bivio

Joseph says:

odio i bivi

Joseph says:

odio prendere una decisione

A:

il bivio è il primo passo per costruire un labirinto

Joseph says:

bellissima frase

A:

no, "il primo passo" va sostituito con qualcosa di meglio

Joseph says:

naaa... credo possa andare... se poi l'autore non ne è pienamente soddisfatto... io stesso non saprei dire

Joseph says:

sia con grazia... che con d

Joseph says:

non è ammessa pariatella, ne tantomeno  la voglio fare... cioè, sono stanco di questo stato di cose... e mi creo questi problemi proprio perchè non voglio essere stupido

Joseph says:

se pareo con entrambe... le perdo entrambe

A:

potresti provare, l'amore vero perdona la pariatella

A:

o forse no

Joseph says:

mmmm... questo lo disse bobbit a suo marito?

A:

sarebbe una specie di esperimento salomonico

A:

esatto, sort of

 Joseph says:

qui invece di tagliare a metà un bimbo... mi si taglia a metà qualc'altra cosa

Joseph says:
na metà a grazia... l'altra a D.
A:
comunque vabè, continua a scrivere sul blog, io di tanto in tanto controllo


postato da: .joseph. alle ore 21:50 | link | commenti (2)
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