Mi decido a scrivere... forse perchè mi rendo conto che da troppo tempo faccio tacere i miei pensieri, atrofizzati da ciò che mi circonda... ma chissà perchè, ora ho fatto la mi scelta.
Analisi della sonata per pianoforte n 11 op 22
di Ludwig Van Beethoven
La sonata in si bemolle maggiore op. 22 fu composta intorno al 1799/1800 e dedicata, in segno di riconoscenza, al conte Johann Greorg Von Browne, legato alla corte russa che a Vienna aveva ospitato diversi concerti di musiche beethoveniane intorno al 1798.
Insieme alla sonata, opere come: le (7) variazioni in mi bemolle maggiore per violoncello e pianoforte sull’aria “Bei mannern, welche Liebe fuhlen “ dall’opera “Die Zauberflote” di Mozart (1801); le 12 variazioni in la magiore, per pianoforte sulla danza russa del balleto “ Das Waldmadchen” di paul Wranitzky (1796/7); le 8 variazioni in fa maggiore, per pianoforte sul trio “Tandeln und scherzen” dall’opera “Soliman II” di Franz Xavier Sussmayr (1799); Der Wachtelschlag: Ache mir schallt’s dorten so lieblich hervor I, Lied in fa maggiore, per voce e pianoforte (1803); i trii op. 9 (1796/98) recitano la medesima dedica.
Nello specifico la sonata op. 22 richiama sovente, ad una più specifica ricognizione, allo “stato dell’arte” del cosiddetto “primo periodo” beethoveniano: in effetti, proprio per quella straordinaria lucidità costruttiva che attraversa l’intera composizione, la vocazione per la forma-sonata sembra qui raggiungere esiti nuovi e, per certi versi, “sperimentali”: lo stesso Beethoven ne avvertiva la straordinarietà, tanto da segnalarla all’amico Hoffmeister come “Grosse solo Sonate”, nello specifico coi termini “Die Sonate hat sich gewaschen”, ovvero la forma-sonata si è “ripulita”, rinnovata.
Di fatto, elementi nuovi appaiono ad esempio già nell’Allegro, dove il materiale destinato allo sviluppo deriva in buona parte dal ponte che collega il primo ed il secondo tema al primo movimento: insomma al nostro Beethoven la forma-sonata inizia ad andare stretta (e già nelle successive Sonate op 26 e op 27 occorre fare i conti con una nuova “forma”, la Fantasia-sonata), non vuole più ottemperare all’obbligo di pescare materiale tematico dai due temi, bensì alimenta lo sviluppo dalla presenza di un terzo “serbatoio” tematico, il ponte o transizione, che da elemento funzionale assurge alla qualità di vero e proprio “attore”. Anche il Rondò finale presenta anomalie strutturali, cartina di tornasole di una temperie emotiva fortemente sollecitata, inquieta, laddove i due temi collaterali sono ben presto privati della loro funzione originaria in favore di un motivo modulante che, ben presto, detterà le sorti dell’ultimo movimento: il percorso pianistico beethoveniano individua un modello narrativo, ne assorbe tutte le potenzialità sino al limite dei vincoli espressivi per riconvertirne i pesi emotivi, intuendo nuove architetture e dettando così nuove leggi. Del resto, nessun manuale ha mai veramente regolato la forma-sonata, ottemperando solamente a “convenzioni” che appartengono per statistica ad uno sperimentato modello narrativo e la cui potenzialità sono, soprattutto in epoca beethoveniana, ben lungi dall’essere esaurite.
1 tempo: Allegro con brio
Il primo tempo e’ costituito dall’opposizione, sul contrasto e sulla diversità di carattere tematico ritmico fra i due temi principali, attorno ai quali si raccolgono altri elementi tematici. Notiamo subito che mentre di solito il primo tema (battute 4-10) è scandito in maniera nettamente ritmica e il secondo (30-43) ha carattere melodico e lineare qui si ha il contrario.
Il carattere lineare del primo tema viene preceduto da una breve introduzione, la cui funzione è quella di creare nell’ascoltatore l’interesse, e il senso di “attesa”.
Lo stesso gioco di inversione rispetto allo schema classico della sonata che detta un introduzione lenta e pacata (vedi la sonata op 13 Do m “patetica”) viene scardinato dalle 2 vivaci quartine in levare (che stranamente giocano a focalizzare l’attenzione dell’ascoltatore sulla dominante pronunciata in tempo forte) e dalla progressione modulante, preludendo in maniera intelligente, l’entrata del primo tema pronunciato nella tonalità di impianto (noteremo poi, con che frequenza, Beethoven adopererà all’interno dell’intera sonata l’introduzione di temi e di accompagnamenti sempre in levare, quasi fosse un lite-motive dell’intera opera). La stessa introduzione poi, servirà anche come bacino tematico da dove verranno poi riprese tematiche che verranno poi esposte. (vedi apertura e rapporto fra la battuta 1 & 66 e inizio del ponte batt. 12)
Dopo la velocissima progressione modulante (batt 4) prima in sibM, rem, faM, sibM, reM si arriva decisamente all’introduzione del primo tema in sibM (anche se, a rigor di logica, ci si aspettava che la progressione modulante ci proiettasse sul faM; escamotage armonico che pone in primissimo piano l’entrata del primo tema), tema la cui enunciazione dura per 8 battute (fin. Batt.11) concludendo sulla sua dominante (Fa).
Nel passare dalla prima idea all’altra, Beethoven si allontana per via di ragionamenti “laterali” che spostano gradualmente l’interesse del discorso verso la seconda.
Infatti il ponte modulante viene introdotto dalla medesima progressione iniziale ma questa volta con gli esiti cui ci aspettavamo giungesse precedentemente, (si arriva al FaM) posizionandosi stabilmente sulla dominante (bat 13) per poi subito ricadere in un’altra progressione modulante (bat 14) e stabilizzarsi su un pedale di dominante (Do dominante di Fa), la sensazione di tranquillità e di stabilità creatasi dalla 22 battuta 26 viene interrotta dall’accordo di 7 dim di re che tramite modulazioni traverse si arriva all’inizio del 2 tema (batt 30) giocato anch’esso in levare e dal carattere ritmico ben definito e marziale, la cui durata si estende per 14 batt (fino alla batt 43), quasi il doppio della lunghezza rispetto al primo, impostato sulla tonalità di dominante rispetto a quella di impianto (Fa). La prima enunciazione del secondo tema chiude con una cadenza perfetta (batt 37-38), mentre la seconda, variata aritmicamente conduce alla progressione modulante (batt 44, progressione che gioca su settime che non risolvono; es.: batt 44-47: 7° di La, (V di re) poi I di re, 7° di si, (V di mi) poi 7 di mi (VII di Fa)) che darà anche il via alla lunga coda (20 batt), coda che conclude con un lungo pedale di tonica, riprendendo la stessa figurazione ritmica della quartina iniziale come conclusione per poi chiudere l’esposizione dei due temi dando il via allo sviluppo.
Lo sviluppo costituisce il momento più delicato e importate di tutto il primo tempo. In esso si sviscerano i temi proposti nell’esposizione, analizzandone attraverso attente indagini, ogni elemento, mettendolo in luce e valorizzandolo musicalmente fino alle estreme possibilità, secondo i principi architettonici e dialettici. L’intero sviluppo e costituito da due gruppi il primo, dove si riprendono e modulano figurazioni già esposte nell’esposizione dei due temi, e il secondo che costituisce una grossa progressione modulante la cui funzione è dar slancio verso la Ripresa.
Nell’introduzione della ripresa, notiamo la stessa costruzione presente sia all’inizio che alla fine dell’esposizione questa volta proposta nella tonalità di do M (dominante della dominante (do V di fa) della dominante (fa V di si) ) (batt 69-74) per approdare poi ad un lungo pedale di dominante di sol min (re) (batt 75-80) da cui il riferimento melodico sovrastante viene ripreso aritmicamente da un elemento della coda finale dell’esposizione (batt 75 ripreso dalla batt 56). Lo stesso elemento ritmico, modulato prima in Sol m con accordo di dominante (al basso abbiamo re) (batt 81), poi in do m con accordo di dominante (al basso abbiamo sol) (batt 85), poi in fa m con accordo di dominante (al basso abbiamo do) ( batt 89). Alla fine del primo episodio si accede alla lunga progressione modulante dove l’alternanza ritmica delle quartine viene interrotta dalla stessa figurazione al basso (batt 105) che veniva già esposta nelle batt 75 ripreso dalla batt 56.
Dopo un percorso cromatico al basso si arriva poi alla ripresa Ripresa dove vengono ripresi gli elementi esposti nella prima parte, ma con logiche varianti. Il primo tempo riappare, tale e quale nello stesso tono d’imposto senza essere ne rifiorito ne riarmonizzato quasi fosse un ritornello il ponte modulante questa volta, invece di risolvere in fa, come prima, conduce ad un lungo pedale di dominante di si che da lo slancio alla ripresa del secondo tema questa volta esposto nella tonalità di impianto.
Infatti, l’intero sistema precedente (compresa la coda) viene ora traslato nella tonalità di sib M esempio lampante e il lungo pedale finale che ora giace in tonica (un si b persistente) per concludere con cadenza perfetta sul finale.
2 tempo: Adagio con molta espressione
Il secondo tempo rappresenta l’oasi lirica della sonata, in opposizione al carattere ritmato del primo tempo. La tonalità di impianto è quella di mi b magg, l’andamento è ternario, malgrado esso sia un tempo lento. La stessa scelta della configurazione ritmica ci suggerisce un andamento non troppo dolciastro ma cadenzato, lirico, tipico dello stile beethoveniano.
Lo schema che ci ritroviamo avanti è assai semplice: consta di un’esposizione in mibM (batt 1-12) e di una ripresa conclusiva in sibM (batt 12-30); un episodio modulante che potremmo definire coda (batt 30-47) ed una ripetizione dell’esposizione e della ripresa, questa volta conclusiva nella tonalità di impianto (batt 47-57; 57-77). (quasi anch’esso in forma sonata)
Si nota subito, dal conteggio delle battute, che l’intero terzo tempo pare proporzionato e ben definito nelle sue dimensioni, infatti ogni sua parte sembra non essere mai più lunga o più corta delle altre.
Quasi come la celeberrima statua del “doriforo” dello scultore greco Policleto. Il “doriforo” divenne per i suoi contemporanei canone ed ispiratore di bellezza poiché fra le sue parti giacevano regole di proporzione esatta: il corpo formato da 8 volte il capo; le stesse regole di proporzione che giacevano alla base delle costruzione dei templi che i greci innalzavano ai propri Dei.
L’inizio della linea melodica della prima esposizione è in levare, (quasi a voler riproporre la figurazione ritmica del primo tempo) la linea melodica non tocca la tonica ma la sua 3, quasi a farne le sue veci, fino alla 9 battuta, questo crea una situazione di sospensione che viene accresciuta anche dall’accompagnamento armonico. Infatti questo parte sul primo grado della tonalità di impianto per poi appoggiarsi sulla 7 costruita sulla dominante (batt 3), che rimarrà in sospeso per due battute e risolvere sul tempo debole della 5° battuta.
L’intero accompagnamento del primo episodio tematico è costruito prima su una lunga cadenza perfetta (batt 1-6) poi sembra volersi dilatarsi su una cadenza composta che tocca prima la sottodominante, poi la sopratonica, dominante ed infine la tonica (batt 6-8);
Nella sua conclusione, (batt 9-12), il primo periodo si chiude definitivamente con una cadenza perfetta, che tramite ritardi fra II e I grado (batt 11) risolve definitivamente all’12° battuta (settima di dominante poi sulla tonica).
Nel secondo episodio musicale notiamo che l’atmosfera è meno lirica, il carattere orchestrale della composizione prende il sopravvento, infatti la netta linea melodica definita nel primo periodo cede il passo ad un insieme accordale che ruota sul primo grado e su i suoi rivolti nelle 4 battute iniziali (batt 12-15). Il sopraggiungere della linea melodica conduce su due battute che, modulando realizzano alla tonalità di sibM, (nelle batt 16-17, assistiamo al basso ad una modulazione che passa, per cromatismo prima su II di mi armonizzato anche come V di sibm) La linea melodica che questa volta rientra e si ripropone sempre con un 3° grado rispetto alla tonalità di impianto, ma “risolve” prima (non in senso armonico ma in senso melodico) mentre al il basso si limita ad un lungo pedale di tonica, chiudendo il periodo con una cadenza perfetta dominante tonica (batt 24-25 e 26-30). La chiusura che adotta nel secondo momento musicale è armonicamente assai simile a quella del primo, infatti conclude con una settima di dominante che risolve sulla tonica, riprendendo il movimento cadenzale di chiusura del basso, diversamente la configurazione ritmica è più stretta della prima, dimezzando i valori e fiorendo maggiormente l’intero movimento.
Dopo l’enunciazione dell’esposizione e della sua ripresa fatta nel primo episodio assistiamo ad una netta separazione tramite pause, è l’inizio della coda in dom.
L’intero periodo iniziale di quattro battute (batt 31-34) insiste con un pedale di dominante con un accordo di 7, che risolve solo alla batt 35, iniziando una serie di progressioni modulanti che costituiscono il vero corpo della coda, prima con dominante-tonica in dom (batt 34-35), poi in siM (batt 36-37), poi in laM (batt 38-40) prt mofulstr in sibM (batt 42) ed introdurre la riesposizione dei due temi precedenti nel primo episodio, questa volta entrambi presentati in MibM.
3 tempo: Minuetto, Minore
Il terzo tempo della sonata è un minuetto a forma tripartita (a differenza da quello della suite che è bipartito), esso riprende il classico schema appartenente anche a quello del genere della marcia (vedi per struttura, sonata in Sibm di Chopin). Lo schema che ci troviamo innanzi, dunque, è il seguente:
Minuetto Minore Minuetto
(tono base) (tono vicino) (tono base)
SibM Solm SibM
Il movimento è alquanto spedito, il tempo ternario.
Nell’enunciazione della prima parte del minuetto, il primo episodio musicale ha la lunghezza di 8 battute al quale si contrappone un secondo episodio modulate in toni minori (batt 9-16) e la successiva ripetizione, rifiorita, delle prime 8 battute come chiusura del primo episodio in maggiore.
Notiamo che nella prima trance tematica è facile riscontrare elementi compositivi già esposti in precedenza. La presentazione della linea melodica che esordisce, come nel primo e nel secondo tempo, in levare e l’ introduzione della dominante sul primo tempo forte.
Nel secondo episodio Beethoven interrompe brevemente la leggera atmosfera creata precedentemente con due modulazioni in minore, prima in solm (batt 9-12) e poi in dom (batt 12-16).
Il breve episodio, il Minore, si inserisce a mo di spartiacque. Ha inizio subitaneo sull’ultimo movimento lasciato in sospeso dal precedente. Di carattere assai contrastante rispetto a quello previo, si impone quasi a frugare l’ascoltatore da ogni esperienza uditiva anteriore, di modo che al ripresentarsi del primo episodio il forte contrasto, la forte tensione creata fra minore e maggiore, cede rilasciando l’orecchio dell’ascoltatore all’ascolto più rilassato del Rondò finale.
Armonicamente si mantiene essenzialmente sulla tonalità di solm fatta forse solo eccezione per l’episodio di 4 battute (batt 39-42) in dom. Non c’è consistenza poetica nella linea melodica che sembra del tutto assente, solo la mano sinistra sembra partire dalla dominante e sgorgare fuoco e fiamme mentre la destra accompagna con accordi di carattere orchestrale.
Il tutto giocato su una ritmica che ha uno stretto legame di parentela con quanto espone precedentemente, infatti l’attacco prima in levare della sinistra e poi gli sforzati della destra mai su tempo forte, contribuiscono alla creazione di una tensione che verrà rilasciata soltanto al ripresentarsi del minuetto in maggiore.
4 tempo: Rondò
Il rondò che chiude la sonata è in forma rondò-sonata.
La struttura formale di questa forma è costituita dall’alternanza di un episodio fisso (o lievemente modificato, seppur sempre riconoscibile) nella tonalità fondamentale con episodi di carattere contrastante ambientati in tonalità diverse. Esso e costituito principalmente da sette periodi:
A-B-A’ / C / A’’-B’-A’’’ + coda
In questa varietà i primi tre episodi (A-B-A’) coincidono con l’esposizione della dorma sonata (terminando tuttavia, contrariamente alla norma. Nel tono della tonica anziché in quello della dominante); C ha la funzione di sviluppo, ha tonalità e tematica propria; A’’B’A’’’ quello della ripresa.
Rischieremo di essere ripetitivi, ma anche l’inizio della linea melodica del primo episodio del rondò (A) (batt 1-18) è determinata da una appoggiatura costruita sulla dominante, il basso alterna una linea melodica di carattere contrappuntistico al tema espresso dalla destra ad un insistente ribattuto della dominante che funge da motore principale per una tensione che vedrà la sua risoluzione solo dopo 8 battute (batt 1-8), il tema proposto nel primo episodio si ripete a mo di ritornello per rinforzare l’idea esposta prima, grazie anche all’aiuto offerto dal raddoppio musicale offerto dall’ottava ma l’esito conclusivo dell’idea viene, dopo ripetizione, proiettato nel secondo episodio tematico (B) in faM.
La ampiezza del secondo momento musicale è assai più estesa rispetto alla precedente (batt 18- 48), quasi del doppio, questo perché gli episodi hanno la tendenza ad aumentare gradualmente in lunghezza per accattivare l’attenzione dell’ascoltatore che altrimenti sarebbe tediato dalla continua riformulazione del ritornello. Il carattere è contrastante, si pone l’accento sulla peculiarità armonica, tanto che l’intera struttura del periodo sembra solo funzionale ad una lunga progressione modulante (prima in faM, poi in labM,infine in sibM) (batt 32-39) che farà da cappello al rientro del ritornello (batt 49). Ad esclusione di qualche lievissima fioritura, (batt 60) si ha il ripresentarsi dell’intero episodio A (A’) (batt 49-66).
L’episodio centrale dell’intero rondò (C) reca in se anche motivi di B (completamente rielaborati), infatti l’introduzione mantiene una configurazione ritmica simile, ma l’esito armonico delle progressioni successive è completamente diverso.
Lo schema che regge l’intero episodio è bipartito, si ripete, infatti, per 2 volte, la ripresa dell’elemento ritmico di B e la modulazione, ma fra loro, i due momenti cambiano di tonalità. La prima volta irrompe un accordo di sibm che poi modula su un fam (batt 69-80), la seconda volta da fam a sibm , poi a mibm (batt 86) per poi modulare successivamente a sibm riprendendo quanto detto e spezzando il fronte della monotonia minore con l’entrata successiva del ritornello in maggiore, variato e fiorito per non destare noia nell’ascoltatore (si mantiene sempre nella stessa tonalità di impianto) (A’’) (batt 112-130).
L’episodio B’ (vedi schema sovrastante) che si ripresenta similmente al suo predecessore fatta forse eccezione alla tonalità, questa volta in sibM. La progressione modulante, che prima ci aveva condotto alla ripetizione dell’episodio A, alla tonalità di impianto, ora ci porta a ripetere il ritornello variato, nella tonalità di mibM (A’’’), escamotage adottato per rinnovare nell’ascoltatore un senso di interesse e crearne lo smarrimento. Infatti l’idea era quella di assuefare l’uditore ad una melodia proposta sempre nella stessa tonalità, Beethoven rinnova tale attenzione riportandola poi, subitamente, nella tonalità di impianto e concludendo, questa volta, l’intero rondò applicando raddoppi e sincopi, quasi come a voler utilizzare l’intero organico di un’orchestra e siglare con la grossa coda (batt 186-198) finale la fine dell’intera sonata.
A:
prima che io ritorni a scrivere, l'ho mai vista la tizia di cui parli?
Joseph says:
naine
Joseph says:
ne sono oltremodo geloso
Joseph says:
vuoi sapere la novità
A:
quindi la tieni chiusa in cantina
A:
spara
Joseph says:
è che ci sto provando, e riuscendo con un'altra…
Joseph says:
.... mi sento un verme.
A:
ahahaha
A:
buon per te, succede sempre così (non è vero, ma è per darmi delle arie da "quello che sa come succede")
Joseph says:
figurati
Joseph says:
credi che stia facendo bene? (sono confuso all'inverosimile)
Joseph says:
insomma...
Joseph says:
non è lineare che tu sbatti la testa per così tanto tempo per una cosa e poi... ti chiama un tizio... e tu cambi subito idea...
A:
cioè, ami l'altra e di questa non te ne freghi?
Joseph says:
mi interessava D, non pensavo ad altro che a lei
Joseph says:
e mi interessa ancora!
Joseph says:
poi succede che esco con amici e conosco Grazia
A:
cioè ti interessa di entrambe?
Joseph says:
meno bella di D, non che sia brutta... anzi, carina anche lei ma mooolto intelligente...
Joseph says:
D. bionda occhi azzurri etc...
Grazia bruna occhi neri...
Joseph says:
insomma...
Joseph says:
mi dico... nell'attesa che risolva la situazione con D... che me costa uscire con grazia...
A:
vabè, sembra la trama di un coso in cui quella buona è bionda occhi azzurri quella cattiva bruna occhi neri
Joseph says:
?
Joseph says:
nooo
Joseph says:
cmq... ci esco...
Joseph says:
e ci perdo piano piano la testa
Joseph says:
fatto sta... che domenica l'ho baciata... almeno c'ho provato
Joseph says:
lei non mi ha detto ne si ne no...
A:
e lei ti ha dato una capata in boca
sarebbe stato quanto mai appropiato, invece no... mi ha detto che era meglio se ci conoscevamo meglio... che voleva condividere più cose con me,
Joseph says:
che le interessavo ma che non voleva una storiella...
Joseph says:
proprio pechè le interessavo...
Joseph says:
ora che cazzo faccio?
A:
ahhaha e D ti interessa ancora?
Joseph says:
era così carina domenica... che non ho saputo dominarmi, ora mi sento tanto porco
Joseph says:
si... D mi interessa, ma non sto certo al punto che ho con grazia
A:
come sei pragmatico
Joseph says:
caro A... mi serve un punto di vista di una persona esterna ai fatti..
Joseph says:
io, il mio cervello... su queste cose non lo so proprio usare e non vorrei ragionare con la testa di sotto
A:
io sto da tre anni con una, che vuoi che ne capisca più di queste robe?
Joseph says:
un consiglio da osservatore?
Joseph says:
c'è da dire però che con grazia... siamo solo io e lei...
A:
cioè?
Joseph says:
con D. ci sto ... io, la famiglia... etc...
A:
ti capisco, successo anche a me
Joseph says:
... io non ci ragiono più...
A:
mah, sinceramente l'innamoramento è una fase piuttosto superficiale della storia d'amore, la conoscenza vera c'è molto dopo, quindi magari potrebbe anche essere che D ti piace solo per qualcosa di esterno e estetico, qualcosa che hai idealizzato col tempo
A:
mentre Grazia invece ti da anche qualcosa più di intellettuale
Joseph says:
grazia sembra la mia versione al femminile... fricchettona quanto basta... intelligente e stimolante... mi provoca intellettualmente, non sai quanto
A:
sei fricchettone? (in che senso?)
Joseph says:
non mi ero mai divertito così tanto a parlare con un esemplare di donna da quando avevo 7 anni (insomma, quando ho scoperto che avevano qualcosa di più interessante, le conversazioni ed il grado di interesse verbale, scemava... stupido maschilismo)
Joseph says:
fricchettone non nel senso... ferramenta's style con catene et similia
Joseph says:
fricchettone nel senso mentale... tipo mi divertivo a spostare la conversazione lontano da luoghi comuni o stereotipi condivisi dalla maggior parte delle persone
A:
vabè, ma allora che ti struggi a fare? si vede chiaramente che ti piace grazia
Joseph says:
e lei mi veniva dietro... magari gli ponevo un dilemma... del tipo"chiesa si e chiesa no"
Joseph says:
"lei mi diceva chiesa si" e io, ( è un esempio ) le parlavo di rapporti prematrimoniali...
A:
azz chiesa si
Joseph says:
"chiesa no"... poi si divertiva magari a coglierne gli aspetti propriamente condivisibili e altri magari bighotti... ci spostavamo dal giusto o sbagliato con una leggerezza alquanto infernale... non eravamo stupidamente relativisti, ma ci divertivamo a cogliere le sfumature che difficilmente si colgono nel giudicare il giusto e il meno giusto... insomma...
Joseph says:
( comecazz t'ho scritto bigott... bha! ) ... insomma, ci punzecchiavamo a vicenda, è la cosa era molto divertente... stava al gioco...
Joseph says:
Caro A, non ci capisco più niente... non lo so.
A:
cosa c'è che ti tormenta?
Joseph says:
ci sono periodi in cui le ragazze non ti cagano nemmeno con i confetti falqui... altri in cui non sai dove andare a sbatttere la testa
Joseph says:
mi tormenta il fatto che cmq ho invitato ad uscire D... e lei ha accettato...
A:
ahahhahaha che figata sei uno spasso
Joseph says:
più che spasso... sono un coglione
Joseph says:
e se esco con D... mi presento a casa...
Joseph says:
saluto i suoi...
Joseph says:
la sorella
Joseph says:
magari la nonna
Joseph says:
gli porto una sperlonga di paste
Joseph says:
e esco con la figlia!
Joseph says:
capisci che situazione di merda?
Joseph says:
A:
cioè, per uscire con D. devi per forza fare una cosa seria?
Joseph says:
si
Joseph says:
per forza, non che sia una costrizione... ma un pò mi inquieta non sapermi libero
A:
veramente una bella situazione lo sai?
Joseph writes:
che devo fare?
A:
vabè, ma magari grazia ti vuole solo come amico
A:
a quanto pare
Joseph writes:
col cazzo
Joseph says:
cioè... tutt'altro
Joseph says:
mi vuole conoscere meglio... e per MEGLIO... si intende... "TI PORTO NEL MIO MONDO"
Joseph says:
ALIAS
Joseph writes:
ti presento i miei?
A:
comunque beh, te la senti di fare la cosa seria con d o no?
A:
senò buttati su grazia che ti piace di più
Joseph says:
non ho mai fatto le cose serie
Joseph says:
...
A:
allora facc na pariatell cu D, na pariatella cu grazia e po mannl a ffanculo
A:
scusa
Joseph says:
la fai facile
A:
interessante, sei ad un bivio
Joseph says:
odio i bivi
Joseph says:
odio prendere una decisione
A:
il bivio è il primo passo per costruire un labirinto
Joseph says:
bellissima frase
A:
no, "il primo passo" va sostituito con qualcosa di meglio
Joseph says:
naaa... credo possa andare... se poi l'autore non ne è pienamente soddisfatto... io stesso non saprei dire
Joseph says:
sia con grazia... che con d
Joseph says:
non è ammessa pariatella, ne tantomeno la voglio fare... cioè, sono stanco di questo stato di cose... e mi creo questi problemi proprio perchè non voglio essere stupido
Joseph says:
se pareo con entrambe... le perdo entrambe
A:
potresti provare, l'amore vero perdona la pariatella
A:
o forse no
Joseph says:
mmmm... questo lo disse bobbit a suo marito?
A:
sarebbe una specie di esperimento salomonico
A:
esatto, sort of
Joseph says:
qui invece di tagliare a metà un bimbo... mi si taglia a metà qualc'altra cosa
Joseph says:
na metà a grazia... l'altra a D.
A:
comunque vabè, continua a scrivere sul blog, io di tanto in tanto controllo